Bircle in progress: rassegna stampa!

Bircle è un progetto su cui stiamo lavorando da tempo.

In occasione della fine dell’anno, abbiamo ripercorso la storia di Bircle tra gli articoli che hanno parlato di noi.

Un grosso grazie a tutti quelli che credono nel nostro progetto!

 

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Bircle su WE4ITALY: storie di imprese italiane

Bircle è presente su WE4ITALY, la una piattaforma collaborativa pensata per progettare con i giovani imprenditori il futuro di imprese, territori e sistema camerale.

Qui il testo dell’articolo, che trovate su http://www.we4italy.it/2013/10/30/bircle-guide-turistiche-accessibili-mobile/

Bircle: l’app con le guide turistiche per disabili motori

Scritto da: Daniela Runchi

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Abbiamo incontrato Daniela durante Il Salone della CSR e dell’Innovazione sociale di Milano ad inizio ottobre. Eravamo nello spazio curato da Avanzi Make a Cube dove giovani innovatori d’impresa, spinoff e startup hanno raccontato la loro esperienza e presentato i loro progetti.Da questa scintilla, nasce il racconto di Daniela su Bircle, la startup di cui è co-founder, attraverso il format “Racconta la tua impresa”.

Bircle è una start up di innovazione sociale che si pone l’obiettivo di rendere il viaggio un’esperienza serena per tutti i disabili motori
Si tratta di un’applicazione mobile e web attraverso la quale il disabile motorio, accompagnato e non, avrà a disposizione guide turistiche tematiche o legate a specifiche aree geografiche, dove ogni aspetto dell’accessibilità è declinato con elevato livello di qualità e dettaglio. La redazione delle guide è affidata sia ad esperti (disability manager, associazioni), sia ai singoli utenti, che potranno accreditarsi per creare, condividere e vendere i propri itinerari all’interno di Bircle. Bircle sottoporrà poi ciascuna guida ad un controllo qualitativo, affinché venga garantita l’accuratezza dell’informazione e la qualità dell’esperienza utente.

Bircle è stato scelto, tra gli altri, per Changemakers for Expo 2015 di Expo, Telecom ed Avanzi, K-Idea Giovane di Kilometrorosso, Touriscamp 2013 e Off-Officine Formative di Intesa SanPaolo.

bircle2Quale difficoltà hai affrontato e risolto per fare la tua impresa o farla crescere?

Bircle è un start up di innovazione sociale che offre alle persone con disabilità motoria e ai loro accompagnatori la possibilità di acquistare, vendere, creare e condividere guide turistiche accessibili.
Come tutte le imprese che stanno nascendo, Bircle necessita della spinta e della forza delle persone che credono nel progetto: il team è stato quindi un punto di forza di Bircle, che lo sta aiutando a crescere.
Uno dei primi problemi da affrontare è stata una definizione chiara e molto precisa del business model: la partecipazione a programmi di incubazione e accelerazione come Off di Intesa SanPaolo e Changemakers for Expo 2015 ci ha aiutato molto, e ci ha permesso di incontrare persone che come noi credono in Bircle e nelle sue potenzialità.
In questo contesto, anche il confronto con altre imprese nascenti e start up è stato utile e ha portato a trovare soluzioni comuni a problemi condivisi.

Quali sono le motivazioni alla base del successo?

I driver del successo di Bircle sono 4:
Contenuto sociale: Bircle vuole permettere a tutti di viaggiare serenamente.
Abbattimento delle barriere architettoniche: Bircle promuove il turismo accessibile, e quindi l’abbattimento delle barriere architettoniche.
Ricadute economiche: Bircle permette la conoscenza di località meno conosciute; inoltre, un incremento dei viaggiatori genera benefici per l’intero settore turistico.
Innovatività: Bircle genera e diffonde contenuti in modo unico e innovativo.

Bircle e i Changemakers sull’Arancia

Riportiamo oggi un articolo apparso sull’Arancia (http://www.larancia.org) dal tema:

“Dall’idea alla start up: cosa succede nel mezzo?” in relazione all’evento conclusivo di Changemakers.

Fonte: http://larancia.org/dallidea-alla-start-up-cosa-succede-nel-mezzo/

Ecco il pezzo:

Dall’idea alla start-up: cosa succede nel mezzo?

Venerdì 31 Maggio si è svolta a Milano la presentazione delle start-up che hanno partecipato a ChangeMakers for Expo 2015, un’iniziativa promossa da Expo e da Make a Cube per promuovere le idee più innovative nell’ambito del sociale. L’evento era in realtà la conclusione di un percorso di due mesi svolto dalle dieci start-up all’interno di Make a Cube, quella che in gergo viene chiamata “accelerazione”, ovvero un periodo di tempo breve in cui si cerca di risolvere tutte le problematiche che può avere una nuova società (che in qualche caso non lo è ancora) prima di entrare effettivamente nel mercato.

 

Durante l’evento abbiamo intervistato alcuni dei partecipanti chiedendo di spiegare a L’arancia cosa succede dal momento in cui si ha l’idea a quando si hanno gli strumenti per realizzarla. Quali erano le mancanze da colmare? Di che tipo di expertise avevano bisogno? E soprattutto, quando arrivano gli investitori?

 

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Daniela Runchi di Bircle

 

Qual è il vostro progetto?
Abbiamo creato un’applicazione mobile per vendere, creare e acquistare guide turistiche accessibili, ovvero itinerari arricchiti con indicazioni sull’accessibilità dei luoghi per i disabili motori.


In quanti lavorate a questo progetto?

Siamo in cinque, Andrea Landini e Marcello Coppa sono i fondatori, ci sono io, Giuditta Bianca Lurà che si occupa dei contenuti artistico-culturali, e Massimiliano Cocciniello che è il nostro designer. Ci siamo conosciuti all’università Bocconi un’anno fa, io mi sono avvicinata al progetto perché lavoravo con una associazione che si occupa di tempo libero per persone con disabilità.


Come è nata l’idea?

Andrea e Marcello avevano una società di comunicazione e lavoravano con un’azienda che si occupava di itinerari turistici accessibili nella zona dei laghi lombardi. Poi si sono resi conto che i dati sulla accessibilità dei luoghi erano praticamente inesistenti, quindi hanno pensato di costruire uno strumento che la valutasse. Ci siamo resi conto che  l’idea di “mappare il mondo” era tanto bella quanto ambiziosa, e senza una quantità di dati sufficienti non avremmo mai avuto un servizio utile, quindi abbiamo  cercato di aggirare l’ostacolo creando itinerari già stabiliti con tutte le informazioni sull’accessibilità. Poi le informazioni che raccogliamo finiscono in una mappa generale che è visibile a tutti.


Una volta stabilità l’idea, che cosa è successo?

Abbiamo iniziato a partecipare a una serie di bandi e concorsi, siamo arrivati a Change Makers, un acceleratore, e ci siamo occupati del lato della comunicazione (logo, claim, contatti) e di quello dello  sviluppo dell’applicazione: noi abbiamo lavorato su design e user esperience, ma la parte dello sviluppo è quella più onerosa economicamente, ed è per questa parte che stiamo cercando degli investitori.


Gli acceleratori e gli incubatori sono effettivamente utili?

Credo di sì, perché ti permettono di entrare in contatto con competenze di cui hai bisogno, e poi perché lavori con professionisti che sanno cosa bisogna fare a livello strategico per  entrare in un mercato che è ancora nuovo, come affrontare i problemi e come portare avanti l’idea.


E a che punto arrivano gli investitori?

Sia gli incubatori che gli acceleratori ti mettono in contatto con degli investitori, ma secondo me tanti investitori si conoscono “per caso”, partecipando a eventi, conferenze, presentando la propria idea a chi potrebbe essere davvero interessato.

 

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Serena Ruffato di Tooteko


In cosa consiste il vostro progetto?
Il nostro progetto si rivolge ai non vedenti e rende accessibili le opere d’arte. Abbiamo dei plastici tattili ai quali aggiungiamo delle tracce audio localizzate: quando un non vedente naviga questi plastici ha la possibilità di ottenere delle informazioni rispetto a quello che sta toccando. Non è più un’audio-guida completamente scollata da quello che lui sta toccando. Tocco un capitello e il capitello mi parla di se stesso.


Come vi è venuta l’idea?
L’idea è nata all’interno del master in architettura digitale, volevo indagare le varie forme di stampa tridimensionale nonché la prototipizzazione rapida, così ho pensato a questo progetto per non vedenti. Quando è stato il momento di aggiungere i contenuti a questi plastici abbiamo pensato di mettere il braille. Però ci siamo accorti che è un po’ limitativo: occupa spazio, è molto lungo, poi deve essere tradotto, dato che non è una lingua ma un alfabeto. Insieme a Fabio, mio relatore di tesi, ho detto, “Ci sarà sicuramente una tecnologia che permette, o comunque qualcuno lo avrà già pensato, di far parlare questi plastici per i non vedenti.” In realtà, nessuno ci aveva pensato. Allora abbiamo usato le schede termoformate,  inseriamo nei modelli un sensore APS-C che venga associato a questa nostra app, l’app riconosce la scheda tramite il sensore e quindi sa che contenuti applicare. Il nostro cellulare viene applicato sopra questa scatola che abbiamo costruito e tramite la fotocamera del cellulare riconosce la posizione della mano all’interno della scheda. E il cieco può avere i contenuti a casa propria.


Chi si occupa poi dell’effettiva realizzazione dei plastici?
Noi siamo architetti, tutti e tre, e seguiremo la parte di modellazione. Per la parte di scansione ci appoggia l’università IUAV di Venezia perché ha il laboratorio di fotogrammetria, che è in partnership con noi e segue la scansione delle opere originali. Invece per la produzione, siamo in partnership con una ditta di Trento che produce materie plastiche sottili e molto resistenti.


Avete bisogno anche di uno sviluppatore per l’applicazione o siete riusciti a farlo internamente?
Per ora siamo riusciti a farlo internamente, però sicuramente dovremo inserire nel team un programmatore. Ci tengo a sottolineare che il tutto parte con una collaborazione con l’Istituto ciechi di Milano, che ci aiuterà a sviluppare i contenuti audio e la parte tattile. La nostra difficoltà è trovare dei finanziamenti.


Avete già formato una società?
No, la società dobbiamo ancora aprirla. Chiaramente la apriremo qui, e a breve, per regolarizzare anche le nostre parti. Ora dobbiamo trovare degli investitori.


Mi sembra di capire che siano un problema comune a molti.
Eh, sì. Abbiamo dei prodotti che funzionano, chiaramente in laboratorio. Però poi da qui all’applicazione c’è da lavorare. Il materiale in realtà possiamo auto-costruircelo, non è quello il problema, però ci vuole davvero molto tempo e tutti quanti abbiamo un altro lavoro. Potrebbe anche non essere un investitore, ci basterebbe uno sponsor che metta il suo nome su un Tooteko e dica, “Ok, sperimentatelo,” o lo sperimentiamo insieme, insomma.

 

Sembra che per una start-up giovane la cosa più importante sia entrare subito in un settore specifico.
Sì. Noi tre siamo partiti come quelli che fanno toccare e parlare le cose, per tutti. Poi ci siamo accorti che l’idea non era molto chiara. Allora abbiamo ristretto il nostro campo d’azione e abbiamo scelto un target preciso e compatibile con i nostri interessi, con la nostra sensibilità. I risvolti poi sono infiniti. La necessità di focalizzare è nata soprattutto per ottimizzare i tempi, erano due mesi di acceleratore e c’era necessità di decidere dove concentrarsi.

 

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Lucia Rampanti di Upendu


Cos’è Upendu?
È un’application per lo scambio di beni e competenze delle proprie passioni, quindi tra comunità di persone che sono affini e scambiano all’interno di quello che amano fare.


Quando hai avuto l’idea?
Siamo stati in tre ad averla. È un progetto che è nato all’interno dell’Alta Scuola Politecnica. Questo è uno spin-off. Ci siamo concentrati nei mesi di changement, marzo e aprile, full time, quasi ventiquattr’ore su ventiquattro. e in questi mesi abbiamo avuto una buona accelerata. E adesso siamo incubati al TREPI, a Torino, che è un acceleratore biotecnico di Torino.


Nel vostro team che ruoli avete?
Siamo Francesco Corazza, ingegnere informatico che si occupa dell’architettura IT, Andrea Poglio, che ha studiato architettura e costruzione città che sta sviluppando la user interface, e io, che ho studiato architettura. Però adesso mi sto riciclando nel marketing e nella comunicazione.


Te lo saresti aspettato di passare dall’architettura al marketing?
In realtà no.


Però ti sta piacendo?
Si perché metto un po’ a sistema quello che ho imparato nei cinque anni di architettura, alla fine la grafica, il saper comunicare, sapersi vendere, diciamo, in qualche modo aiuta sempre.


Siete riusciti a sviluppare il vostro progetto internamente o avete avuto bisogno di un appoggio esterno?
Tutto quello che è stato sviluppato fino ad oggi è nato internamente al gruppo. Con il bando Spinner dell’Emilia Romagna abbiamo avuto una risorsa in più, un ingegnere informatico, che si occupa di  back-end. Una risorsa di cui avremo bisogno in futuro è invece uno sviluppatore front-end.


A quanti bandi avete partecipato per adesso?
Abbiamo partecipato al bando Spinner e l’abbiamo vinto. Attualmente stiamo facendo uno Start-up camp che quest’estate potrebbe portarci a Berlino per un mese e mezzo.


Qual è la difficoltà che avete incontrato fino ad ora?
Forse sono due. La prima è il business plan: trattandosi di social innovation, non volevamo specularci sopra, però di fatto abbiamo dovuto trovare un modo per sostenerci economicamente. Poi c’è il dover comunicare il progetto all’esterno, perché è molto più facile usarlo che parlarne. Spesso è più semplice far vedere un esempio pratico che raccontare come funziona in astratto. È un ostacolo.

 

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Walter Bellante, Antonio Famulari e Michele Spina di PanPan


Potete raccontarci la vostra storia?
Siamo tre ragazzi siciliani, di Messina, Catania ed Enna, da qualche anno viviamo a Parigi dove frequentiamo una grande scuola di ingegneria. Lì ci siamo conosciuti e l’anno scorso abbiamo cominciato questa idea di business, PanPan. Siamo rientrati in Italia grazie a Centimakers, nel frattempo in Francia seguiamo un percorso di accelerazione di imprese di ACSE che è una business school molto importante a livello europeo e anche mondiale. Ormai siamo con un piede in Italia e uno in Francia.


Cos’è PanPan?
Ci sono quattro milioni di domande geolocalizzate su Twitter. Circa l’80% non ottiene risposta. La gente si pone delle domande su Twitter perché Google non è più sufficiente, perché non sa più rispondere. Per questo abbiamo deciso di realizzare una applicazione che eredita alcuni caratteri di Twitter, per quanto riguarda gli smartphone, e aggiunge un focus su geolocalizzazione e domande e risposte.


Cosa è successo quando vi è venuta l’idea? Siete tutti ingegneri, giusto?
Sì, Antonio è l’unico ad avere delle basi di business. Quindi noi ci occupiamo delle cose più tecniche mentre lui cura cose come il business plan e i contatti.


Non avete dovuto cercare competenze esterne?
In questo momento stiamo facendo tutto quanto noi perché abbiamo le competenze per farlo. Abbiamo frequentato il politecnico di Torino e siamo andati a ingegneria telematica. Questo ci ha permesso di programmare le basi della nostra start-up. Adesso abbiamo una partnership con il Prof. Ceri, che è uno dei massimi esperti di questo tipo di tecnologie. Lui è stato il primo ‘esterno’, oltre al programma di accelerazione francese.


E a cosa vi sono servite queste esperienze?
Ci siamo messi a fare una start-up inconsapevoli di tutto il mondo che ci stava dietro. Noi da ingegneri siamo partiti dallo sviluppo dell’applicazione e contemporaneamente abbiamo lavorato al business plan per partecipare ai concorsi. Andando avanti ti rendi conto che le cose da fare sono tante, marketing, design, service design, business verticale, contatti, un’azienda da mettere in piedi, tutto un mondo con cui non sapevamo come dialogare. Tramite Changemaker abbiamo preso dei contatti strategici. Poi abbiamo trovato un finanziamento, abbiamo ottenuto l’investimento, abbiamo capito come dialogare con gli investitori, e siamo andati avanti. D’altro canto abbiamo sviluppato anche la parte business, in Francia, nell’acceleratore francese che si occupa prettamente di business.


Avete intenzione di svilupparlo con base francese o base italiana?
Stiamo creando la società con almeno due sedi, una in Italia e una in Francia. Adesso l’argomento di discussione è se aprire una terza sede operativa, solo per lo sviluppo del sofware a Catania, da noi. Ci stiamo pensando.


Nel confronto Parigi-Milano, quali sono le mancanze di Milano rispetto a quello che avete trovato a Parigi?
Io non vedo molte mancanze. Anzi, gli italiani sono molto più imprenditori di quanto non lo siano i Francesi. La piccola e media impresa in Italia è molto più sviluppata di quanto non lo sia in Francia. Inoltre l’economia Francese è più solida di quella Italiana ma è molto più tradizionale. Dal mio punto di vista è molto più ancorata ai tipi classici di azienda e meno aperta allo sviluppo di idee sul modello americano.


Ci sono poche realtà di questo tipo in Francia?
In Francia, se ti laurei, se hai un buon profilo, un profilo analogo al nostro, il lavoro lo trovi immediatamente con stipendi impensabili in Italia. Di conseguenza in Italia la gente si da più da fare, e cerca di trovare percorsi più soddisfacenti. L’ecosistema francese è molto più tradizionalista. Quello italiano è forse un po’ più incerto, ma molto più aperto a correnti filoamericane. Questo fa si che in Italia ci sia molto più fermento intorno alle start-up che in Francia. Poi ovviamente Parigi è unica in Europa, insieme a Londra, a livello di quantità di eventi e cose che succedono. Arrivare a Milano però è stato sicuramente importante.


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Elisa Antognini di Younivocal


Cos’è Younivocal? 

È un progetto ideato da Andrea Pace e Francesco di Genova, ingegneri informatici, mentre io mi occupo di comunicazione e marketing, anche se in realtà sono una biologa. Hanno lavorato per molti anni nella sicurezza, e Younivocal è uno strumento per la lotta contro la contraffazione in qualsiasi settore. Produciamo un’etichetta che dimostra che il prodotto è originale grazie a due tecnologie: l’NFC, che permette al cellulare di comunicare con l’etichetta, e la firma digitale. Passando lo smartphone sopra il prodotto, il cliente può vedere se il prodotto è contraffatto o originale, oltre ad altre informazioni come il materiale del capo o la provenienza. Poi i marchi potrebbero usarlo per fare pubblicità in tempo reale.


Quando avete iniziato il progetto? 

L’idea è arrivata quando un nostro amico, che aveva acquistato una giacca di un brand che conosceva molto bene, ha iniziato ad avere il sospetto che il capo fosse contraffatto, ma non poteva dimostrarlo. Andrea e Francesco si sono messi a ragionare su come risolvere il problema, visto che da tanti anni lavorano sulla firma digitale. Hanno avuto l’idea, l’hanno scritta e l’hanno portata all’ufficio brevetti (da cui aspettano ancora risposta). A dicembre ci siamo iscritti a Changemakers, ma l’idea è nata ufficialmente a fine novembre. Infatti quando ci hanno presi eravamo un po’ stupiti, ma quello della contraffazione è un tema molto sentito, solo in Italia si perdono fino a 10mila posti di lavoro a causa di questo problema.


È anche un progetto utilizzabile per altri beni, come per il cibo. 

Sì, anche per i giocattoli… Infatti uno dei nostri problemi era che non sapevamo in che mercato buttarci. L’unica limitazione vera che avevamo era la dimensione dell’etichetta, che era grande come una carta di credito, ma grazie ad alcuni contatti che abbiamo trovato tramite Changemakers stiamo risolvendo anche questo problema.


Il primo prototipo l’avevate sviluppato internamente? 

Sì. Abbiamo anche l’app, poi abbiamo chiesto a dei produttori le certification authority. Ci hanno dato queste schede che avevano tutte le certificazioni nazionali, europee, eccetera, e quindi erano super sicure.


Quindi siete arrivati qua già abbastanza preparati. 

No, no per niente! Il grosso non è questo. Il grosso, almeno per una start-up, è creare il proprio modello di business, quindi fare un business model, un business plan, capire a che target si punti, che per noi è stato una cosa allucinante. La prima settimana che sono arrivata qui parlavano e io non capivo.


Quindi è stato un approccio traumatico al mercato. 

Noi partivamo più indietro di tutti gli altri progetti. Eravamo proprio il “calimero” della situazione.  Il nome l’abbiamo cambiato durante il processo, prima eravamo Brand Security, poi ci siamo cambiati in Younivocal, perché dava di più l’idea di quello che creavamo, rendevamo unico il prodotto. E in più preparare tutto il business plan, il business model, in soli due mesi. Però alla fine noi li dobbiamo solo che ringraziare perché ci hanno dedicato tanto, ci hanno permesso di avere dei contatti che in realtà se no non avremmo mai avuto, poi il progetto rimane a noi.


Adesso che questa esperienza è finita cosa farete? 

Continueremo a creare quest’etichetta, cercheremo di far fruttare dei contatti che Changemaker ci ha fornito e in più cercheremo di creare un prototipo per un brand e di commercializzarlo come prodotto per una città per vedere se la nostra idea funziona veramente. Se è di reale interesse.

 

State cercando degli investitori? 
Sì, stiamo cercando investitori come li stanno cercando tutti. Anche perché il nostro progetto partirà con un prototipo da commercializzare con un finanziamento minore rispetto a quello che servirà per commercializzare la vera scheda. Calcola che per commercializzare la scheda ci vogliono 30.000 euro. Ci serve l’infrastruttura, una server farm, quindi una struttura importante, che costa.


Nel vostro caso gli investitori devono essere i brand o può essere anche qualcun altro? 

No no, può anche essere qualcun altro. Anzi, saremmo anche più contenti se fosse qualcun altro. I brand potrebbero volere un rapporto in esclusiva, e a noi non andrebbe bene. Vogliamo che il progetto sia il più libero possibile.

Bircle: il nuovo video!

Ecco a voi il nuovo video di Bircle, realizzato a Changemakers for Expo 2015 e pubblicato su Expo Milano 2015 (http://www.youtube.com/user/expomilanotv), il canale youtube dedicato all’esposizione universale di Milano.

Nel video Andrea Landini, CEO dei Bircle, racconta il progetto in un primo video pitch.

A breve avremo anche quello ufficiale!

Finisce Changemakers, inizia una nuova avventura

Dopo 8 settimane intense in compagnia di altri 10 progetti innovativi, ci apprestiamo ora a sviluppare i prossimi passi.

A cosa si dedica quindi oggi il team di Bircle?

Completato il primo itinerario dedicato al centro di Milano, presentato in occasione dell’evento conclusivo di Changemakers, abbiamo sviluppato il mock up della prima guida.

E già pensiamo alle prossime: abbiamo iniziato a muoverci verso Firenze, con l’aiuto di Fabio Ceseri e della sua “Firenze e Mugello Accessibili by Bircle”; stiamo pensando a Bologna e Venezia, mentre guardiamo a Torino, già in pole position dopo le olimpiadi.

Nei prossimi giorni vi sveleremo i nomi delle persone che ci stanno dando una mano a far crescere Bircle: continua l’avventura!

 

Firenze

Changemakers for Expo 2015: final event

Finisce oggi Changemakers for Expo 2015, il programma di incubazione promosso da Avanzi e Make a Cube a cui Bircle ha partecipato nelle ultime 8 settimane.

E finisce con le le presentazioni dei 10 progetti che hanno vissuto, lavorato e condiviso insieme questa magnifica esperienza: una mattinata all’insegna dei progressi fatti e dei prossimi passi, di quello che abbiamo imparato e di quello che ci attende.

A presentare Bircle, Andrea Landini, il nostro CEO, che racconta il primo itinerario che abbiamo realizzato e descrive come sarà l’applicazione, dalla user experience al design.

Cosa ci ha lasciato Changemakers? 

“In queste otto settimane ci siamo davvero aiutati tra team diversi e questo non è un gioco a somma zero, abbiamo offerto quello che sapevamo in cambio di altre competenze che ci sono state offerte. Abbiamo conosciuto moltissime persone  che si stanno mettendo in gioco per cambiare le cose e non parlo solo degli altri startupper che sono qui dentro. Il fatto che alla call for ideas di Changemakers abbiano risposto quasi 600 team, significa che là fuori ci sono moltissime persone disposte ad attivarsi e a rischiare in prima persona per migliorare le cose. Questo ti fa pensare che cambiare è possibile, si può fare, e questo mi ha davvero dato tanta fiducia per il futuro”

Così per Daniela, COO di Bircle che ha preso parte al programma con la Content manager Giuditta.

Ma non solo. 10 progetti per 10 lasciti di Changemakers, dall’importanza “dei numeri” alle nuove prospettive. Li trovate qui: http://changemakers.expo2015.org/10-cose-che-abbiamo-capito-nel-laboratorio-di-changemakers/.

Ed ora, si continua per “Cambiare la vita a 10 milioni di persone“.

Andrea CM

Continua l’avventura di Bircle a Changemakers

Bircle, la start up che desidera affrontare e risolvere i problemi di accessibilità legati alle disabilità motorie, ha concluso con successo la terza settimana del programma di accelerazione per Start up innovative Changemakers for Expo 2015.

In questa settimana il lavoro è stato portato avanti con spirito di gruppo e le idee innovative non sono mancate; quasi ultimato il primo itinerario, cominciano a prendere forma la App e i suoi contenuti digitali. L’obiettivo è la creazione di una App semplice e funzionale, dal design accattivante, i cui contenuti siano completi e adeguatamente strutturati per non lasciare al caso nemmeno un particolare.

Alcuni di questi giorni sono trascorsi girovagando per Milano e per i suoi famosi palazzi alla caccia di percorsi accessibili e fruibili a tutti; siamo entrati nei musei, uno tra cui i nuovi “Cantieri del 900”, la galleria allestita per accogliere le opere d’arte del ‘900 della collezione della Fondazione di Intesa San Paolo, creata con una attenzione particolare all’accessibilità.

Questa settimana, grazie all’aiuto di Leonardo Zangrando e Daniela Pellicani, oltre che a tutto lo staff di make a cube, si è discusso di prototipazione e pretotipazione, di design e ovviamente di Expo, andando ad indagare l’aspetto del “Biodiversity Pavillon” con Stefano Mirti.

Con il prototipo si inizia l’ultimo step prima del lancio del servizio; è una delle fasi più complesse perché si rende l’idea reale, o meglio digitale, e si percepisce quanto sia difficile “make dreams real”. Ogni aspetto nasconde un’incognita e un ventaglio di scelte che devono essere vagliate per rendere l’idea intuitiva, fruibile, divertente per chi in futuro, speriamo il più vicino possibile, dovrà utilizzarla nel tempo libero, da solo, accompagnato, con amici o insieme alla propria associazione preferita, per scoprire i luoghi più belli e peculiari della città che ha sempre sognato di visitare.

Le parole d’ordine sono spensieratezza e libertà.

“Facce da Changemakers”

Il team di Bircle intervistato a Changemakers, con un video a cui seguiranno i racconti degli altri progetti selezionai.

Ci hanno chiesto di parlare del progetto, di cosa ci spinga a partecipare a CM4EXPO, delle aspettative e di dove pensiamo di poter arrivare tra un anno.

E ancora, all’interno di un programma ad alta partecipazione di start up innovative e digitali, ci hanno chiesto come spiegare Bircle alla nonna.

Ne è uscito un video, che riportiamo qui:

Fonte: changemakers.expo2015.org/facce-da-changemakers-bircle/

La prima settimana a CM4EXPO

Mentre scorre veloce la seconda settimana qui a Changemakers, si tirano le somme di come sia andata la prima: densa di incontri, confronti, scambi di idee ed opinioni.

Non solo tra i 10 progetti selezionati, ma anche con i tutor, i mentors e tutti i collaboratori passati dallo spazio offerto da Avanzi in via Ampère.

Per seguire gli sviluppi dei primi giorni, ecco il video realizzato alla fine della prima delle 8 settimane del programma

Fonte: storify.com/CM4EXPO/il-laboratorio-di-cm4expo-la-prima-settimana

BIRCLE si racconta a Virgilio

Virgilio Expo 2015 Contact racconta Bircle nell’ambito di Changemakers:

Changemakers for Expo 2015: Bircle aiuta i disabili a mettersi in viaggio

Abbiamo incontrato Daniela Runchi, portavoce del team selezionato da Telecom Italia ed Expo 2015 Spa grazie a un progetto che prevede la creazione di guide turistiche per smartphone dedicate a chi ha problemi di mobilità

Virgilio Expo Contact

«Abbiamo deciso di partecipare perché ci sentivamo molto affini a quello che chiedeva il bando. Il fatto di rivolgersi a unbacino di utenza ampio, il proporre qualcosa che servisse davvero a Milano, soprattutto per l’Expo», Daniela Runchi, 22 anni, parla a nome del team di Bircle, l’applicazione dedicata ai disabili motori selezionata tra le dieci che il programma Changemakers for Expo 2015 proverà a trasformare in startup da presentare sul mercato. Un’idea che potrebbe essere applicata all’esposizione universale, visto che tra i 20 milioni di visitatori attesi non mancheranno certo persone con problemi di mobilità. Ma non solo.

«Quello che proponiamo sono guide tematiche consultabili online che racchiudano sia informazioni turistiche che pratiche. In questo senso, l’aspetto più importante è la standardizzazione del sistema di valutazione dell’accessibilità», spiega Daniela, che come volontaria all’interno di una associazione dedicata al tempo libero dei disabili ha avuto modo di scontrarsi di persona con le difficoltà date dalla mancanza di parametri condivisinella presentazione delle strutture o dal fatto che spesso non viene specificato a quale tipo di handicap motorio si sta facendo riferimento nel definire un luogo più o meno accessibile.

Proprio per questo, la prima preoccupazione di Bircle è stata quella di creare un sistema di valutazione standard, al quale chiunque possa fare riferimento. Un passo importante nel momento in cui si ragiona su una possibilità di sviluppo del progetto che veda gli utenti creare in autonomia deicontenuti. «Daremo la possibilità di caricare le proprie guide e di metterle in vendita. È un’opzione che potrebbe interessare gli operatori turistici, ma anche le associazioni, che in questo modo potrebbero utilizzare quello che già fanno – cioè organizzare viaggi per i disabili – al fine di trarne unritorno economico utile a finanziarsi».

I fondatori di Bircle, la cui costituzione risale a un anno fa, sono Marcello Coppa e Andrea Landini. In seguito, oltre a Daniela, i due hanno coinvolto nell’impresa anche Giuditta Lurà. A prendere parte al corso intensivo sponsorizzato da Expo 2015 e Telecom Italia per trasformare l’idea in una startup saranno ora le due ragazze. Che dal percorso di incubazione aziendale che avrà luogo tra marzo e aprile si aspettano di uscire con «un progetto pronto a partire». D’altra parte, conclude Daniela: «Abbiamo l’idea e abbiamo una rete di associazioni interessate a collaborare. Quello che ci serve è una definizione più precisa delle strategie di comunicazione che potremmo attivare e magari qualche consiglio sul piano tecnico e dello sviluppo».

Fonte: http://expo2015contact.virgilio.it/news/news/783/changemakers-for-expo-2015-bircle-aiuta-i-disabili-a-mettersi-in-viaggio